Subito dopo il closing, sfregio al cinese: il “vaffa” del Cav. Milan, alta tensione

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Sussurrato dai retroscena di stampa, confermato da Arrigo Sacchi prima e quindi da una lettera del diretto interessato, il dolore di Silvio Berlusconi per aver ceduto il “suo” Milan ai cinesi non è un segreto, affatto. Lo ha detto, chiaro e tondo, che privarsi del club, per lui, è uno strazio. E non solo: fedelissimi ed entourage confermavano il turbamento del Cavaliere per l’interruzione di una storia d’amore (mai finito) durata più di 30 anni. Ma tant’è, oggi è un giorno nuovo e quel rosso e quel nero non gli appartengono più.

Una rottura dolorosa. E poiché rottura è stata, che sia il più netta possibile. Già, Berlusconi ieri non era presente alla firma del closing, nello studio del pool di avvocati che si è occupato della travagliatissima vicenda. E non solo: non sarà presente neppure oggi alla conferenza stampa che darà il là al nuovo corso rossonero con gli occhi a mandorla (e l’ombra yankee). Un’assenza pesantissima, visibile, fragorosa. Un’assenza che definisce in modo plastico l’essenza del rapporto tra il Cavaliere e il compratore cinese Yonghong Li: freddezza assoluta, forse anche un pizzico di rancore, nessun tipo di entusiasmo. Just business, solo affari.

Non è dell’umore giusto per farsi vedere, Berlusconi. Non lo è oggi e non lo sarà domani. E non lo era soprattutto ieri, così come emerge dalle cronache del giorno successivo. Secondo Repubblica, infatti, del Milan non ne vuole parlare neppure con gli amici, se non per ripetere il mantra secondo il quale, per ragioni economiche, non si poteva fare altrimenti. E giovedì sera, all’imbrunire, il leader di Forza Italia è sceso nel parco di Arcore per portare a passeggio i suoi cani. I suoi collaboratori dicono che in un momento buio come questo, le bestiole e quella rituale passeggiata, siano uno dei pochi momenti sereni nella giornata del Berlusconi che, ora, rossonero fu.

 

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