Corea del Nord, l’incubo della nube atomica dopo l’attacco degli Stati Uniti: la Cina pronta al conflitto

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Tra i primi obiettivi degli Stati Uniti, nel caso di azione militare (sempre più probabile) contro la Corea del Nord, ci sono le basi nucleari del regime di Kim Jong-un, ovvero i luoghi nei quali vengono custodite le bombe atomiche. La zona si trova a Punggye-ri, nei tunnel scavati alla base del Monte Mantap, un’area nella quale, in passato, sono stati condotti diversi esperimenti. E da quell’area, Pyongyang potrebbe decidere di attaccare le basi in Corea del Sud, dando il là al conflitto (ammesso che Donald Trump non accorci i tempi e passi ancor prima all’azione). Il clima, insomma, è tesissimo, e a renderlo ancor più esasperato ci si è messa l’ultima parata militare della Corea del Nord: il sospetto è che, ora, il regime si prepari a un nuovo test nucleare, facendo detonare un esplosivo con una forza doppia rispetto a quella utilizzata a Hiroshima.

Gli Stati Uniti, da par loro, come ricorda Il Messaggero, hanno dislocato 28mila soldati in due aeroporti e in una base navale sudcoreana, dunque 36mila soldati in Giappone e altri 4.300 nel protettorato del Guan. In loro rinforzo, il Pentagono ha poi inviato nelle acque della penisola l’unità navale Carrier Strike Group One. E ancora, una flotta composta da una portaerei di classe Nimitz, un incrociatore, due cacciatorpedinieri, sottomarini e altre navi di supporto. La flotta americana può arrivare fino a 450 chilometri dalla base di lancio che i nordcoreani utilizzano per le prove con vettori di medio e lungo raggio.

Il comando Usa potrebbe colpire in ogni momento, così come potrebbe colpire un altro obiettivo: le centrali di arricchimento nucleare del regime, a cominciare dalle due ufficialmente riconosciute (quella di Yongbyon e quella, ancora, di Punggye-ri). Entrambi gli obiettivi si trovano nel nord del paese, in una zona montuosa che segna il confine con la Cina. Ed è questa prossimità a Cina e Giappone a spaventare. Già, perché un’attacco agli armamenti e alle basi nucleari potrebbe produrre una nube tossica in grado di espandersi su Cina e Giappone, appunto.

Una nube tossica che Pechino non ha intenzione di tollerare, tanto che informazioni non confermate a livello ufficiale danno conto dello spostamento di truppe cinesi in prossimità del confine: uno sconfinamento oltre la linea servirebbe a scoraggiare gli americani dall’attacco, nel timore di trovarsi coinvolti in un conflitto che diventerebbe di portata mondiale.

 

 

 

liberoquotidiano.it

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